L’organismo umano è fisiologicamente strutturato e predisposto in modo da far fronte all’attività fisica anche intensa. Il movimento conserva efficiente e migliora la macchina corporea, al contrario dell’inattività che la deteriora.
L’attuale grado di civilizzazione, se ha contribuito alla formazione di generazioni di ragazzi meglio nutriti e quindi migliorati fisicamente, ha peraltro comportato l’uso anche eccessivo di sussidi meccanici, che, pur privilegiando l’individuo lo rendono sedentario già nell’infanzia.
In tale situazione vengono a trovarsi gli adolescenti, i quali proprio nell’età scolare vengono privati della libertà di movimento tipica della loro prima infanzia ed inquadrati nella scuola senza perciò alcuna possibilità di svolgere un efficace esercizio fisico.
Già nell’infanzia quindi, si hanno i primi segni della sindrome nota sotto il nome di “malattia ipocinetica”, dovuta alla perdita progressiva di efficienza morfo-funzionale dell’apparato locomotore e degli apparati cardiocircolatorio e respiratorio e ciò a causa di una sempre più limitata sollecitazione fisica della macchina muscolo-scheletrica.
La regolare pratica di attività motorie, che si identificano prevalentemente nell’allenamento, produce nell’organismo, com’è noto, positivi adattamenti fra i quali:
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aumento della forza e dell’efficienza muscolare, nonché miglioramento della coordinazione neuro-muscolare
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aumento dell’energia sviluppata dal muscolo nell’unità di tempo
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potenziamento della funzione cardiocircolatoria e respiratoria
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rapido ritorno alle condizioni di base dopo lo sforzo
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miglioramento delle facoltà volitive e del comportamento neuro-psichico.
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